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Displasia dell’anca in aumento?

Secondo le ultime ricerche la displasia evolutiva dell’anca è la malformazione congenita di tipo ortopedico più frequente.

Mi chiedo non sarà mica un effetto del progresso europeo?

L’anca è la più importante delle articolazioni del nostro scheletro: il femore (un osso lungo e robusto che regge tutto il peso del corpo) si articola con il bacino mediante una testa, che è normalmente contenuta in una cavità ossea chiamata acetabolo, ed è tenuta ferma grazie a dei tendini e una capsula. Con questa articolazione la gamba può compiere i movimenti necessari per camminare, rimanendo però molto stabile. Quasi sempre tutto questo funziona alla perfezione, ma a volte ci possono essere dei piccoli difetti anatomici per cui la testa del femore e l’acetabolo non sono allineati adeguatamente o crescono in modo anomalo.

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Ognuno dei tre elementi fondamentali di questo sistema, la testa del femore, la cavità ossea dell’anca e l’insieme capsula-legamenti, può avere dei difetti per i quali il sistema articolare diventa non contenitivo. Possono perciò manifestarsi problemi con diverso grado di gravità, dalla semplice displasia a una vera e propria lussazione, alla perdita cioè dei rapporti articolari. Quest’ultima è la forma più grave, oltre che la più rara, e può causare difficoltà nella deambulazione, zoppia e dolore cronico. Questa malattia è chiamata evolutiva o congenita, perché il difetto è presente già alla nascita, ma può evolvere nel tempo; la gravità della malformazione può però essere contenuta grazie a delle terapie precoci.

La causa è sostanzialmente sconosciuta, anche se il frequente riscontro di familiarità evoca una eziologia ereditaria poligenica. Un ruolo determinante si suppone possa essere svolto dalla marcata iperlassità legamentosa costituzionale, frequentemente riscontrata in questi neonati. Fattore fortemente predisponente la presentazione podalica del feto, che, quando ad anche e ginocchia estese, può accompagnarsi ad una incidenza della DCA vicina al 20%.

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Diverse presentazioni podaliche fattore predisponente per la displasia dell’anca

Come si fa diagnosi?

Durante le prime visite di un neonato il pediatra effettua delle manovre attraverso la quali cerca di verificare la stabilità dell’anca. Si chiamano manovre di Ortolani e Barlow e consistono nel tentare di provocare delicatamente una lussazione e/o una riduzione dell’articolazione. Se l’articolazione è sana non si riuscirà a spostare la testa del femore dalla sua normale posizione, se invece è instabile o addirittura già lussata, con queste manovre è possibile scoprirlo. In caso di dubbio l’ecografia rappresenta l’esame strumentale di prima scelta per la diagnosi. L’ecografia permette di stabilire la gravità della lussazione che viene classificata secondo i cosiddetti criteri di Graf in quattro stadi contraddistinti da numeri e lettere. Semplificando, nel primo dei quattro stadi (divisi a loro volta in sottoclassi) l’anca è considerata matura, nel secondo stadio in via di maturazione, da quello successivo in poi l’anca presenta problemi di ordine crescente. Anche negli stadi avanzati, tuttavia, un precoce intervento può essere risolutivo.

Normalmente i bambini vengono trattati con il divaricatore, un pannolino rigido di plastica, che viene messo tra le gambe e le tiene nella posizione tale che non possono raddrizzare le gambe.
Nelle pubblicazioni pediatriche viene consigliato un’angolazione di apertura da 30 gradi a 40 gradi, a volte massimo 60 gradi in concomitanza ad una posizione seduta con angolatura da 90 gradi a massimo 120 gradi.

E allora mi chiedo ancora se tutto questo progresso europeo e le trovate di marketing per il mondo dei neonati non posso avere qualche effetto collaterale?

Penso alle sdraiette, ai passeggini, ai portainfant, agli ovetti per auto, agli zaini porta bebè poco ergonomici….e a tutte quelle cose che ci fanno tenere i bebè come delle bambole o degli oggetti inermi. Portare in fascia i bambini soddisfa non solo il bisogno di contatto, di calore, di odore della madre, dello stare cuore a cuore, ma rappresenta un una valida alternativa terapeutica e di profilassi nel caso di displasia dell’anca che trova sempre più’ consensi anche nella medicina, conosciuta anche come Kangaroo Therapy.

Non bisogna inoltre dimenticare che le articolazioni dell’anca di un bambino portato sul fianco non solo vengono tenuti fermi nella posizione ottimale, ma ogni passo effettuato da chi porta, trasmette sulle articolazioni dell’anca del bambino, soprattutto se portato sul fianco, uno stimolo motorio che ne favorisce lo sviluppo corretto, perché’ le parti ancora cartilaginosi vengono maggiormente irrorati di sangue a differenza del bambino tenuto fermo.

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Portare in fascia come nei paesi africani e asiatici

L’angolatura consigliata dai medici nella terapia per la displasia e’ esattamente quella che un bambino acquisisce quando viene portato sul fianco di un adulto. L’angolatura di apertura e’ di ca. 45° mentre il femore crea un’angolatura con le anche dai 90° fino ai 120°. Il bambino portato prende una posizione delle gambe che e’ assolutamente fisiologica e nel ambito di un intervento terapeutico per displasia un modo che si adegua perfettamente ai bisogni del bambino !
Quest’affermazione viene sottolineata da diversi studi in vari ambienti culturali dove si riscontra una corrispondenza notevole tra il metodo di accudimento del lattante e il numero delle displasie e delle lussazioni: Negli ambienti culturali dove viene forzata la posizione dritta delle gambe del lattante e dove i bambini nei primi mesi hanno poca possibilità’ di movimento, le displasie e lussazioni sono più’ frequenti. Un esempio ci viene fornito dai dati raccolti presso gli indiani nordamericani, che legano i loro lattanti tradizionalmente su una tavola. La percentuale delle displasie era del 12.3% mentre nei bambini non accuditi in questo modo tradizionale la percentuale era di solo 1,2 %.
In molti altri ambienti culturali invece, in Africa o Asia, dove i bambini vengono portati tradizionalmente in posizione verticale e dove hanno molta libertà’ di movimento, le malformazioni alle anche sono pressoché’ inesistenti!

Il medico giapponese Nagura ha indicato già’ nel 1940 la corrispondenza tra accudimento e displasie. In Giappone, dove i bambini venivano tradizionalmente portati da seduti e quindi con una posizione delle gambe con l’angolatura adeguata, fino al secolo scorso non sono state segnalate displasie.


Con l’inizio del ventesimo secolo e l’adeguamento dei metodi di accudimento dei bambini a quelli europei questa malformazione e’ diventata sempre più’ frequente.
Nagura descrive in uno dei suoi scritti  come non ha trattato 9 bambini con anche lussate con il metodo europeo,  ovvero ricovero e intervento chirurgico per riposizionare la testa del femore nel acetabolo, ma semplicemente ha detto ai genitori di portare i loro bambini secondo la vecchia tradizione giapponese fintanto non si liberava un posto letto. E’ riuscito cosi’ ad evitare a tutti i bambini l’intervento chirurgico alle anche lussate ! Anche se Nagura non fa riferimento alla gravita’ della malformazione, le sue osservazioni non solo sottolineano l’effetto di prevenzione del portare ma anche la validità’ dell’effetto terapeutico nelle displasie presenti.

Cristina La Villa – Osteopata D.O. – Specializzata in Pediatria e Ginecologia

 

Piccolo glossario
  • Acetabolo: la cavità dell’osso del bacino in cui si muove la testa del femore; fa parte dell’articolazione dell’anca
  • articolazione: quelle parti delle ossa che, rivestite di una membrana lucida e scorrevole, consentono alle ossa stesse di restare saldamente ancorate l’una all’altra, e contemporaneamente di muoversi
  • capsula articolare: è robusta ed elastica, è fissata saldamente alle ossa da cui è formata l’articolazione e le tiene insieme consentendo però i movimenti
  • displasia: la conformazione anatomica e funzionale dell’articolazione non è normale
  • lussazione: la testa del femore sfugge dalla capsula dell’articolazione e perde il contatto con l’acetabolo; l’articolazione “scrocca”
  • testa del femore: una specie di sfera che si inserisce nell’acetabolo, all’interno del quale si muove.
Riferimenti bibliografici:
Dott. C. Gigante – Ortopedia Pediatrica http://www.ortopedia-pediatrica.it/
https://www.uppa.it/nascere/neonato/prevenzione-displasia-evolutiva-anca/
http://www.portareipiccoli.it/art.displasia.kirkilionis.html
1 ) Riassunto da: Toennis, Dietrich: Diagnostik und Behandlung der angeborenen Hueftluxation in heutiger Zeit. In: Chapchal, Georg (Hrsg): Kongenitale Dysplasie und Defekte der unteren Extremitaeten, 12.Internationales Symposium über spezielle Fragen der orthopaedischen Chirurgie, Georg Thieme, Stuttgart, New York 1986, p.52-53.
Fettweis, Ewald: Die kindliche Hueftluxationsleiden. In: Stahl, Christoph ( Hrsg): Fortschritte in Orthopaedie und Traumatologie, Bd. 3, ecomed Fachverlag, Landsberg/Lech 1992
2 ) Au, Roland: Ethnische Unterschiede im Transport von Saeuglingen und Kleinkindern im Hinblick auf die Problematik der Hueftgelenkluxation, Dissertation-Medizin (Charite’), Humboldt-Universitaet Berlin 1969
Palmen, Kurt: Preluxation of the hip joint. Diagnosis and dislocation of the hip joint in Sweden during the years 1948-1960, Acta Pediadtrica, 50, Supl.129,1961
Palmen, Kurt: Prevention of the congenital dislocation of the hip. The Swedish experience of neonatal treatment of the hip joint instability, Acta orthopaedica scandinavica, 55, Supl. 208, 1984, p.1-107
3 ) Salter, B.: Etiology, pathogenesis and possible prevention of the congenital dislocation of hip, Canadian Medial Association Journal, 98, 1968, p.933-945.
4 ) Riassunto da Kirkilionis, Evelin:Der menschliche Saeugling als Tragling unter besonderer Beruecksichtigung der Prophylaxe gegen Hueftdisplasie, Dissertation, Albert-Ludwigs-Universitaet Freiburg 1989.
Au, Roland, vedi 2)
5 ) Nagura, Shigeo: Angeborene Hueftverrenkung und Volksgewohnheit ( zugleich Beitrag zur Kenntis der sogenannten Dysplasie, der Pfanne bei angeborenener Hueftverrenkung”,Zentralblatt für Chirurgie, 24, 1940, p.1042-1050.
6 ) Bueschelberger, Johannes: Das Dyadetuch: eine Moeglichkeit zur Wiederherstellung des biologisch vorgegebenen Verhaltens bei der Pflege von Neugeborenen, Saeuglingen und Kleinstkindern,Kinderaerztliche Praxis, 11,1981,p.572-580.

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